CAPITOLO III


La posizione strategica dell'area quale elemento di integrazione con le funzioni ospedaliere universitarie


3.1 Valutazioni sul contesto urbano e sull'assetto attuale del polo ospedaliero: funzioni universitarie ospedaliere, viabilità, accessibilità.

3.2 Possibilità di riuso dell'area universitaria quale centro bibliotecario polifunzionale di area medica.

Breve profilo storico dell'Università di Padova.
L'edilizia universitaria a Padova.
I servizi universitari.
La situazione bibliotecaria della facoltà di medicina.
L'intervista agli studenti.
La previsione di piano del P.R.G.
La questione della destinazione funzionale per l'area dell'ex macello.

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3.1 Valutazioni sul contesto urbano e sull'assetto attuale del polo ospedaliero:
funzioni universitarie-ospedaliere, viabilità, accessibilità.

Il perimetro dell'area è delimitato, come abbiamo precedentemente visto, da tre strade e si trova confinante da un lato con le mura cittadine. E' proprio lungo questo tratto che scorre la più importante delle tre vie, la circonvallazione esterna, che dal Prato della Valle porta direttamente alla zona industriale e quindi al casello autostradale di Padova est, che dista circa 2 Km.
Questa arteria incrocia, a nord e a sud, due altre strade. Il tratto verso nord è via Cornaro, nella quale si affaccia l'ingresso principale del complesso edilizio, mentre quello a sud prende il nome di via Scardeone.
La terza strada, a senso unico, limitrofa all'area, è via S. Massimo, la quale trae importanza da due fattori: l'essere sede di numerosi alloggi per studenti (di cui parleremo nel paragrafo successivo), ed avere un'area destinata a parcheggio, in prossimità del secondo ingresso al complesso , situato sul ponte delle Gradelle.
Nella zona esiste un altro parcheggio. Lungo la circonvallazione infatti, nella vecchia sede dell'ospedale "BUSONERA", il Comune di Padova sta portando a termine la costruzione di un parcheggio con tipologia a silos.
Da ultimo non si devono dimenticare i posti macchina lungo via Cornaro, davanti agli immobili dell'ex macello.
Con le aree a parcheggio così dislocate si fa fronte agli arrivi da ogni direzione.

Chi, come molti studenti, non ha la possibilità di raggiungere la zona con mezzi propri, può avvalersi dei mezzi pubblici e precisamente della linea n° 13 che, partendo da Altichiero e passando in prossimità della stazione ferroviaria, attraversa il centro storico e incrociando via Giustiniani prima (nella quale sono situati gli ingressi al polo ospedaliero) e via Cornaro poi, svolta nella già menzionata via Scardeone; proprio in prossimità di questo incrocio è situata una fermata dell'autobus.
Il fattore che più di ogni altro è di fondamentale importanza per avvalorare l'ipotesi di riuso proposta, è la sua posizione urbanistica rispetto al polo ospedaliero.
Con un'attenta valutazione dell'impostazione planimetrica della città,  ci si rende conto della stretta relazione che si viene a creare tra l'area in questione e l'intero complesso ospedaliero contiguo.
Quest'ultimo risulta essere tagliato in due parti da via Giustiniani.
Nella parte ad ovest vi trovano sede il pronto soccorso con le cliniche mediche dell'ospedale e dell'università; nella parte ad est invece tutte le altre specialità come la clinica ostetrica, la pediatria, la neurologia, solo per citarne alcune. Si può notare come questa seconda zona sia delimitata ad est da via Cornaro, su cui si affaccia l'ingresso principale dell'ex macello, e proprio su questa strada hanno anche l'ingresso l'obitorio ed alcune aule laboratorio per studenti. Quest'ultima annotazione sarà considerata di fondamentale importanza quando si andrà ad affrontare la questione delle destinazioni d'uso. 


3.2 Possibilità' di riuso dell'area, quale centro bibliotecario polifunzionale di area medica

Breve profilo storico dell'Università di Padova

Il 1222, e più precisamente il 29 settembre, giorno di S. Michele, è stato consacrato come l'anno di fondazione dell'Università o "Studium di Padova" nel senso che, a partire da tale anno, nella città si ha una regolare e stabile organizzazione universitaria pubblicamente riconosciuta.
Scuole ecclesiastiche annesse alla sede vescovile e ai monasteri, scuole di legge e di notariato esistenti a Padova nel secolo XII contribuirono a preparare l'ambiente che, grazie al vescovo di Padova Giordano e al podestà Giovanni Rusca, ospitò un nutrito gruppo di professori e studenti provenienti dallo Studio bolognese, lasciato a causa delle gravi offese arrecate alla libertà accademica. Un impulso alla fioritura dello Studio è stato dato dall'insediamento in Padova, nell'ottobre del 1226, dei frati di S. Domenico, ordine particolarmente rivolto alla cultura. La tutela allo Studio venne sia dal Comune padovano, che promulgò leggi a favore e riconobbe nei suoi statuti i principi che regolavano l'ordinamento stesso, sia dai vescovi per merito dei quali, nel 1264, Urbano IV sanzionò legislativamente la norma di far conferire i gradi accademici dal vescovo e dal Collegio dei dottori; successivamente Clemente VI ne ampliò le prerogative tanto da equipararlo alle più celebri Università. Grazie al notevole afflusso di studenti provenienti da tutta l'Italia e d'oltralpe l'Università di Padova si costituì come "Universitas scholarium", libera corporazione di scolari che provvedeva ad autogovernarsi con proprie leggi e statuti ed eleggeva annualmente, con il libero suffragio dei soli scolari, il rettore ed i professori. Il primo rettore di cui rimane memoria fu Gostaldo, spagnolo. L'Università sorta come scuola giuridica, con l'affermarsi degli studi di medicina filosofia grammatica e retorica vide successivamente il costituirsi di due distinte scuole: "Universitas Iuristarum" e "universitas Artistarum", ognuna con un proprio rettore, con propri statuti e con potere di legiferazione. Col passare dei secoli lo Studio padovano, superato lo stesso Collegio di Bologna, acquistò fama europea vantando celebri maestri (il massimo nome fu quello di Galileo Galilei), nonchè illustri allievi, tra cui si ricorda Elena Lucrezia Cornaro Piscopia che nel 1678 conseguì la laurea in filosofia, prima donna a laurearsi nel mondo.


L'edilizia universitaria a Padova

E' soltanto negli ultimi anni che si sta perseguendo una consapevole politica di sviluppo dei servizi per gli studenti, dapprima attraverso l'utilizzo di parte del finanziamento statale (L. 407/89), nel 1993 tramite uno specifico finanziamento, da parte degli studenti, vincolato all'edilizia, e nel 1994 sempre attraverso gli studenti con le nuove tasse e contributi previsti dalla finanziaria 1994, la legge che stabilisce l'autonomia finanziaria degli Atenei.
Passando all'edilizia, il diffondersi dell'Università nella città può aver dato nel passato e forse dare ancora oggi l'impressione di un evolversi disordinato, senza un filo conduttore, semplicemente invadendo gli spazi vuoti o riutilizzabili per l'Università. In parte l'impressione corrisponde a realtà, in parte invece si può ritrovare una logica che sottende sviluppi e riutilizzi di edifici. D'altra parte, in una città quale Padova, gli unici "campus" realizzati sembrano essere gli edifici del Sud Piovego fra via Marzolo e via Loredan; parzialmente e con minor decisione e scelta strategica il Nord Piovego, che soltanto ora si pensa di predisporre per il completamento; infine l'Agripolis, dei giorni nostri, a Legnaro.
Vediamo di individuare una logica nel disporsi e nel riassestarsi dell'Università nel tessuto urbano, tenendo conto degli squilibri provocati a qualsiasi attività di programmazione, dalla crescita degli studenti, a volte incontrollabile, in certi corsi di laurea o facoltà, piuttosto che in altri.
Innanzitutto il Piovego, Nord e Sud, che ha visto nascere nei primi decenni del '900 gli edifici di Biologia e Chimica e attorno al quale si è sviluppato il polo scientifico e tecnico dell'Università, con la maggior parte degli edifici delle Facoltà di Scienze, Farmacia, Ingegneria e Agraria e dei dipartimenti dell'area tecnico-scientifica dell' Ateneo. Per le esigenze di sviluppo della didattica e della ricerca, le aree al Sud Piovego sono ormai quasi sature, mentre al Nord Piovego da una parte vi sono ancora prospettive di sviluppo e dall'altra vi si sta spostando, la Facoltà di Psicologia con i dipartimenti dell'area delle ricerche in Psicologia, liberando il centro storico.
Il trasferimento al
Nord Piovego dei dipartimenti di Biologia, Chimica Biologica e Scienze biomediche (1988-'89), se da una parte ha dato vita ad un complesso, il "Vallisneri", nel quale sono concentrati centinaia di ricercatori nel campo delle scienze biologiche, realizzando in tal modo un formidabile sistema di sviluppo dell'area biologica, dall'altra ha liberato tre edifici al Sud Piovego che, rimanendo nella stessa logica di sviluppo, sono stati utilizzati per potenziare le aree scientifico-didattiche della Fisica, della Chimica e delle Scienze Farmaceutiche.
Al Sud Piovego, per porre ordine al crescere disordinato degli edifici e delle superfetazioni relative, si è attivato uno studio di piano, il cosiddetto "piano Sud Piovego", che prevede un riordino delle costruzioni, una realizzazione dei flussi di scorrimento in particolare pedonali, un razionale collegamento fra i due insediamenti fra le due rive del Piovego (passerella sul Piovego in corrispondenza al prolungamento di via Paolotti), l'abbattimento delle costruzioni "provvisorie e prefabbricate" in via Luzzati, che sono provvisorie ormai da molti anni, e la creazione di tre blocchi che completano la cubatura totale possibile nell'area, finalmente realizzando un piano urbanistico e non soltanto costruendo qua e là degli edifici.
Sempre al Sud Piovego, in via Gradenigo, è stato predisposto un piano particolareggiato per la sistemazione dell'area Ingegneria- Agraria che permette la costruzione di un nuovo blocco aule e la sopraelevazione per laboratori didattici dell'edificio dell'Ingegneria Elettrica, Elettronica e Informatica.
Occorre ricordare la crescita notevolissima del numero studenti ivi collegati e quindi l'esigenza di dar loro dei servizi adeguati. Con il trasferimento delle Facoltà di Agraria e Medicina Veterinaria a Legnaro, sia con la didattica che con la ricerca presso i dipartimenti, si libereranno edifici che giocheranno un ruolo strategico sia per lo sviluppo dell'informatica, sia per spostare dal Centro Storico studenti e ricercatori di altre aree tecnico-scientifiche realizzando quindi sempre più il disegno che vede l'asse del Piovego quale asse di queste attività.
Al Nord Piovego non vi sono per ora piani urbanistici di iniziativa universitaria, ma esiste un Piano Guida adottato dal Comune per una crescita ordinata dell'area ad est di via Venezia; persiste una esigenza di creare servizi per studenti quali le aree recentemente completate e vi è una precisa volontà di realizzare gli insediamenti universitari nell'area del Piano Guida già destinata all'Università, creando servizi per gli studenti quali aule di studio, del tutto carenti nella zona ma essenziali per un positivo sviluppo degli studi.
Va qui ricordata la recente acquisizione di un edificio di notevoli dimensioni (2700 mq) in via Ognissanti, nelle vicinanze del Piovego, che completa l'area in questione, iniziando l'auspicata realizzazione di aule di studio.

Un secondo polo universitario omogeneo è ormai stabilmente fissato per l'area delle scienze mediche e biomediche attorno a via Giustiniani che attraversa la vasta area delle cliniche ospedaliere le quali fanno parte, dall'inizio di quest'anno, dell'azienda ospedaliera che costituisce l'Ospedale ad alta specializzazione della città, con un ruolo rilevante sia a livello regionale che nazionale.
Al centro dell'area vi è il Policlinico universitario attualmente in fase di ristrutturazione e nelle immediate vicinanze gli edifici detti "Anatomici" che ospitano sia la componente clinica che la preclinica dell'attività didattica, di ricerca e di assistenza dell'Università. A poca distanza da quest'area, all'estremità di via S. Massimo, le strutture dell'Istituto Zooprofilattico delle Venezie, che trasferiranno le loro attività a Legnaro, con i loro laboratori di ricerca biochimica, si pongono in evidenza quale possibile area di sviluppo sia dell'attività biomedica che, come previsto fin dal 1987, dell'attività di strutture universitarie che operano nelle discipline dell'Igiene pubblica e della medicina del lavoro.

Infine un polo diffuso all'interno del Centro Storico è rappresentato dalle Facoltà Umanistiche e Sociali e da tutte le Strutture universitarie che operano nelle corrispondenti aree disciplinari.
Il palazzo del Bo, con la facoltà di Giurisprudenza, rappresenta il centro ideale di tale attività che si svolge lungo via del Santo (Scienze Politiche e Statistica): in singoli edifici, quali Palazzo Fumagalli con il Dipartimento di Sociologia; in un'area storicamente ben strutturata quale quella attorno a piazza Capitaniato (Palazzo del Capitaniato, il Liviano con la Sala dei Giganti) nei pressi dell'Accademia Patavina di Scienze, Lettere ed Arti; all'inizio di via Beato Pellegrino, nel complesso Maldura e Palazzo Borgherini.
Rientra in questa logica l'acquisizione del notevole complesso ex-SEEF di circa 4000 mq. in via Campagnola, nei pressi di Palazzo Maldura, che permetterà l'abbandono di piccole affittanze, il riaccorpamento di Dipartimenti oggi divisi in più sedi e la creazione di aule di studio dedicate agli studenti delle Facoltà umanistiche.
Nell'intento di offrire agli studenti servizi sia di aule per didattica che luoghi di studio in un centro città dove è ben difficile trovare spazi, mantenendo ferma l'idea di far vivere le Facoltà umanistiche e sociali nel centro storico, si sta acquisendo da parte del Comune il Teatro Ruzzante, che verrà in seguito restaurato dall'Università.
La Facoltà di Scienze Statistiche, attualmente dislocata in più punti, necessita di una sede unica; si sta tentando di individuare tale sede sempre nella zona delle Facoltà Sociali, nei pressi di via del Santo.
Due elementi estranei sono dati uno dal Dipartimento di Astronomia, ma la vicinanza all'osservatorio astronomico nella storica sede della Specola rende ragione di una tale soluzione; l'altro dai dipartimenti scientifici delle Scienze della Terra nella sede del complesso di Palazzo Cavalli di fronte alla Cappella degli Scrovegni.
Un breve cenno va riservato alla presenza dell'Ateneo fuori Padova e precisamente a Legnaro, dove è sorta Agripolis, centro didattico e di ricerca, destinato ad accogliere la Facoltà di Agraria e quella di Medicina Veterinaria.
Agripolis accoglie le strutture di ricerca e sperimentazione dei dipartimenti operanti in campo agroalimentare, nonchè i laboratori dell'Ente di Sviluppo Agricolo del Veneto (ESAV) e l'Istituto Zooprofilattico delle Venezie.


I servizi universitari

Il primo servizio preso in esame è stato l'ERASMUS, programma di azione comunitaria in materia di mobilità degli studenti. L'idea di creare una struttura che potesse ospitare gli studenti stranieri in un'unica sede contrastava con l'obbiettivo di fondo di questo programma che prevede la reale integrazione dei paesi comunitari incentivando l'unità culturale per la formazione di una coscienza e di un "pensiero" europeo, rischiando perciò di ghettizzare tali persone.

Tra i servizi universitari si è allora scelto di analizzare quelli che sembravano di prima necessità per lo studente e precisamente: servizi abitativi, mense, biblioteche.
Il servizio abitativo è stato istituito per offrire ospitalità agli studenti residenti fuori sede. La gestione del servizio, che dispone di 1762 posti alloggio, distribuiti in case dello studente, collegi e appartamenti, rientra tra le attività istituzionali dell'E.S.U.(vedi allegato A).
Le esigenze abitative per lo studente, a Padova, vanno però ben più lontano dai posti attualmente a disposizione. Infatti delle oltre 65.000 persone iscritte all'università (vedi allegato B), più di 10.000 sono studenti fuori sede o pendolari.
I 1762 alloggi E.S.U. non riescono sicuramente a far fronte ad una così grande necessità, andando per altro ad alimentare il mercato degli affitti a contratto annuo via-via sempre più caro.
L'ipotesi di un riuso dell'area con destinazione ad alloggi per studenti, è stata subito scartata perchè l'intervento non sarebbe stato risolutivo a questo tipo di esigenza.

Anche il servizio mense è gestito dall'E.S.U., direttamente o mediante convenzioni con enti, società, cooperative o privati, e garantisce con i suoi 2.500.000 di pasti annui, un totale soddisfacimento delle necessità universitarie. Attualmente l'università possiede quattro mense, gestite dall'E.S.U. e cinque convenzionate (vedi allegato A). Un intervento che prendesse in considerazione una nuova struttura mensa non avrebbe avuto significato, dato che, l'attuale produzione di pasti, riesce senza difficoltà a coprire tutti gli utenti.

Non così rosea invece la situazione delle biblioteche, le quali, eccetto qualche caso, come i nuovi istituti di biologia, risultano carenti in spazi soprattutto per quanto riguarda il posto studio.


La situazione bibliotecaria della facoltà di Medicina

La facoltà di Medicina conta al suo interno circa 17 specialità. Attualmente la sua biblioteca è così strutturata: esiste una biblioteca generale, chiamata Centrale Medica Pinali, la quale conta circa 50.000 volumi tra, libri, monografie, abbonamenti e riviste (quest'ultime da sole rappresentano la quasi totalità dei volumi presenti, oltre 40.000).
Ha un'ottima posizione, in quanto si trova nel mezzo del polo ospedaliero, ma presenta una grave carenza per quel che riguarda i posti a sedere; essa infatti ne conta solamente 64 contro i 4000 studenti iscritti alla facoltà.
Esiste poi tutta una serie di piccole biblioteche di specialità; queste sono dislocate nelle varie cliniche specialistiche e anch'esse presentano gravi carenze dal punto di vista del posto utente.
Si deduce quindi come il sistema bibliotecario sia molto frammentato creando notevoli disagi allo studente che, non trovando i libri in un'unica sede, si vede costretto a spostarsi ripetute volte per il reperimento del materiale di studio.


L'intervista agli studenti

Per capire meglio quali fossero le esigenze degli utenti, si è proposto agli stessi, un questionario, di sole dieci domande, di seguito riportato:

1. studente

-residente a Padova

-pendolare

-abitante a Padova ma non residente.

2. anno di corso

_____

3. frequenza alla biblioteca

-saltuaria

-in prossimità di un esame

-abituale

4. se abituale perchè

-studente in appartamento senza adeguati spazi per lo studio

-studente pendolare

-altro

5. la biblioteca è strutturata bene

-si

-no

6. il n° dei posti a sedere è sufficiente

-si

-no

7. cosa pensi di una biblioteca in un'unica sede

-non essenziale

-necessaria

-indispensabile

8. importanza degli audiovisivi

-non essenziale

-necessaria

-indispensabile

9. importanza del laboratorio informatico

-non essenziale

-necessario

-indispensabile

10. cosa pensi della possibilità di avere dei posti studio in un parco

-non essenziale

-necessario

Il numero di studenti "intervistato" è stato di circa una settantina, di sesso, anno di corso, nazionalità e residenza eterogenea.
Dai dati è emerso che, per uno studente dei primi anni lo studio nella biblioteca può avvenire in due sedi diverse, quella centrale di medicina, la Pinali, o in quella di biologia a palazzo Vallisneri, soprattutto per la presenza di aule in cui sono a disposizione materiali come i vetrini che possono essere maneggiati senza la presenza di personale tecnico specializzato. Questa seconda soluzione è sicuramente la più adottata, soprattutto per lo scarsissimo numero di posti a sedere che la Pinali offre all'utente.
Per uno studente che abita a Padova ma è residente altrove, spesso la biblioteca rappresenta l'unico spazio per studiare perchè o l'appartamento non offre le strutture adeguate allo studio o la presenza di più inquilini nello stesso impedisce la giusta concentrazione. Anche per lo studente pendolare la biblioteca è l'unico posto possibile dove poter studiare nel tempo che separa le diverse ore di lezione.
Lo studente si trova così costretto a cercare in altre biblioteche il posto studio come la già citata Vallisneri. Questo comporta un duplice svantaggio: lo spostamento dello studente di medicina in una sede lontana dalle aule di lezione e l'occupazione di un posto biblioteca da parte di uno studente di altra facoltà.
La soluzione proposta agli studenti, che vede il raggruppamento della biblioteca centrale con quelle di specialità, ha avuto un parere favorevole tranne che per un aspetto e cioè il timore di creare un ambiente troppo affollato e rumoroso.
Il laboratorio di informatica è visto, dallo studente d'oggi, come elemento indispensabile per lo studio e la ricerca . Questo perchè non solo facilita la ricerca bibliografica ma perchè permette una più vasta visione e consultazione del materiale librario in sedi universitarie del Veneto e anche di fuori regione; infatti, grazie al prestito inter-bibliotecario lo studente può consultare libri che appartengono a biblioteche di tutta Italia.
Successo, anche se minore, ha avuto la proposta dell'introduzione di audiovisivi, ossia lo studio attraverso l'utilizzo di videocassette di particolari argomenti. La perplessità in questo caso riguardava soprattutto la validità e modernità del filmato.
Grande interesse ha destato invece l'idea di creare all'interno del parco posti studio, da utilizzare nella bella stagione. L'ospedale ha la fortuna di essere limitrofo ai Giardini Treves i quali sono risultati molto frequentati dagli studenti come aula studio estiva.


La previsione di piano del P.R.G.

Il P.R.G., nella tavola delle destinazioni d'uso, redatte ai sensi della deliberazione di giunta regionale n° 6294 del 27 ottobre 1992, attribuisce agli edifici dell'ex macello la qualifica di attrezzature di interesse comune, mentre, nella tavola delle modalità di attuazione degli interventi nelle unità di piano nelle aree del sistema bastionato, pone i principali edifici dell'ex macello nella classe C che prevede il restauro secondo le modalità di tipo C.
Alla classe C appartengono:

1) edifici anteriori al 1811 con:
- carattere di permanenza storica limitato alla facciata e di particolare valore architettonico ed urbanistico;
- carattere di permanenza storica limitato alle sagome planimetriche e di valore documentale;

2) edifici che risalgono al periodo 1811-1936 e di valore documentale.

A quest'ultima classe appartengono i principali edifici dell'ex macello.
Le classi sono state individuate a partire dal fatto che è possibile definire tre momenti storici significativi nel processo di formazione dell' impianto urbano:
1ª generazione : edifici anteriori al 1811
2ª generazione : edifici appartenenti al periodo 1811-1936
3ª generazione : edifici posteriori al 1936
Il tema della conservazione riguarda innanzitutto gli edifici della prima generazione . Per gli edifici della seconda generazione, cui appartengono i fabbricati dell'ex macello, il tema della conservazione è collegato alla segnalazione di particolari qualità.
Una ulteriore indicazione del P.R.G. riguarda le modalità di attuazione degli interventi nelle aree del sistema bastionato che destina ad "aree a parco" gli spazi esterni dell'ex complesso industriale e dell'istituto zooprofilattico all'interno del limite murario, mentre individua tra le cosiddette "aree a verde" le zone golenali lungo il canale S. Massimo.


La questione della destinazione funzionale per l'area dell'ex macello

Nel definire la destinazione funzionale dell'ex Macello si terrà conto del fatto che la storia dell'intero territorio comunale non comprende solo la memoria dell'antica attività industriale ma si evolve in funzione delle esigenze che anno dopo anno il Comune di Padova si trova a dover affrontare.
Nel formulare un'ipotesi di riuso non si può non tener conto inoltre della naturale vocazione dell'area ad accogliere attività che richiedano una certa tranquillità e concentrazione quali appunto lo studio e, se pur in minor intensità, l'attività didattica.
Appare quindi adeguato un riutilizzo degli stabili e del parco ai fini di un Centro Bibliotecario Polifunzionale di Area Medica dotato di tutte le strutture necessarie allo studio e alla ricerca nonchè al perfezionamento in ambito medico.


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